Succhivo e la grotta di Arcangelo

Panorama di Succhivo

Tutti noi abbiamo sentito parlare del “Munaciello” ma in pochi, penso, hanno avuto la fortuna/sfortuna di incontrarne uno. Recentemente, grazie ad un caro amico, ebbi l’occasione di poterne vedere uno anche in foto che, inutile a dire, confermò le molte teorie al riguardo. Ma andiamo con ordine. Comune a tutte le storie legate al Munaciello, ci sono vecchie case, cantine, luoghi abbandonati in generale ma soprattutto grotte. Dalle nostre parti spesso si sente spesso raccontare di storie a loro dedicate, ambientate in vecchie cantine o anfratti legati alla vita contadina isolana di un tempo.

Siamo a Succhivo, frazione del Comune di Serrara Fontana. Le sue origini sono incerte ma sappiamo per certo che iniziò a svilupparsi in zona Cava Grado e solo successivamente, dalla vicina frazione di Panza, si iniziò a popolare la zona a confine tra le due frazioni, oggi come allora nota come Caravano. È lungo questo antico sentiero che un tempo, siamo sul finire del ‘500, i pochi residenti della zona iniziarono a scavare le loro cantine; spesso considerate vere e proprie case dove alla fin fine trascorrevano l’intera giornata. Un tempo la strada di Caravano era piena di grotte, oggi scomparse o inglobate nelle moderne abitazioni. Inutile dire che oggi, identificare luoghi, famiglie e personaggi vissuti oltre trecento anni addietro è tempo perso.

Le storie, che a breve racconteremo, sono state strappate all’oblio solo recentemente, dopo una lunga digitalizzazione dei registri Parrocchiali della Chiesa di Serrara, consacrata Alla Madonna del Carmine.

Zona Caravano; è il 12 febbraio del 1797. Mattera Antonio Geronimo, classe 1746, un alias Iachin sposato con Veneranda Iacono alias Lo Monaco, nel passare innanzi la grotta di Arcangelo Iacono alias Caravano muore improvvisamente colto da “repentino malore”. A 52 anni lascia moglie e figli senza mezzi di sostentamento adeguati. Arcangelo Caravano, detto u’ Mast, era il muratore di Succhivo; i 7 suoi figli, tutti muratori, costruirono quasi tutta la Succhivo dell’epoca.

Il 22 febbraio dello stesso anno, Andrea figlio di Pasquale Iacono alias Caravano, classe 1773, muore a causa di un’esplosione (?) all’interno della grotta di Arcangelo Iacono alias Caravano, suo zio. Andrea lascia la sua vita terrena a soli 24 anni. Non si conoscono ulteriori dettagli in merito alla sua strana morte.

Agli inizi del 1803, pochi anni dopo, Vito Nicola figlio di Aniello alias Lo Conte e Restituta Mattera alias Zuffariello, a 66 anni e vedovo di Restituta Iacono alias Cacito, muore nella medesima grotta, quella di Arcangelo Iacono alias Caravano.

Dove andrebbe ricercata questa grotta oggi è impresa impossibile; tuttavia, è innegabile come dopo ben tre morti, la grotta di Michelangelo assunse un’aura di “mistero”, per non dire altro. Una “certa letteratura”, tenderebbe a spiegare questi trapassi utilizzando il concetto delle “esperienze individuali” a cui noi tutti siamo legati; l’evoluzione spirituale, tanto cara soprattutto alle religioni orientali, richiederebbe un cammino fatto proprio di innumerevoli esperienze in grado di ricondurci all’Unità del Creatore. In poche parole, quelle persone sono morte perché in quella loro esistenza terrena necessitavano fare l’esperienza del trapasso esattamente in quel modo. Ovviamente, rimane da capire perché proprio all’interno della grotta di Michelangelo. Sempre una “certa letteratura” spiegherebbe questa stranezza introducendo il concetto di “energie del luogo”. In pratica ed in poche parole, la grotta di Michelangelo si trovava nel punto in cui le giuste energie “telluriche” del luogo avrebbero potuto accogliere alla meglio i trapassati legati a morti così “bizzarre”.

Comunque, questo genere di morti non era molto raro, anzi. Sempre a Succhivo possiamo ricordare:

Anno 1823, Iacono Pietro Paolo alias Lo Conte, figlio di Vito Nicola e Carminella Iacono alias Cappott, muore a soli 25 anni nella grotta paterna ubicata sempre in zona Caravano.

Anno 1832, Mattera Vito Maria alias Iachin figlio di Crescenzo e’ Petraniell si “rompe il collo” affianco la grotta di Pasquale Iacono di Aniello.

Si potrebbe ipotizzare che un “Munaciello” non troppo benigno si sia dato da fare per mettere fine all’esistenza terrena di questi poveri mal capitati. È mia opinione però ritenere che il Munaciello centri ben poco anche perché esso è da considerare come “spirito elementale” fortemente legato ad un certo luogo, sia esso grotta o casa. Può dar fastidio così come può relazionarsi in maniera positiva o anche negativa con l’ospite per lui “indesiderato” ma null’altro. Un po’ come la “bella ‘mbriana” tanto cara ai napoletani.

Nel nostro caso, la grotta è sinonimo di porta degli inferi; un luogo di cui avere timore e dalla quale fuggire. Il popolino di un tempo spesso e volentieri amava raccontare storie di questo tipo. Ma se da un lato la grotta è un luogo di terrore associato agli inferi, porta di accesso o uscita per le creature lì dimoranti, spesso è considerata come luogo di rinascita e protezione, rappresentando la dimora femminile dalla quale tutti siamo usciti. È una questione di energie e dell’uso che ne facciamo. Ecco perché un tempo i nostri antenati, molto più sensibili di noi, ponevano grande attenzione nel costruire o alterare la natura intorno a loro. Se da un lato la storia ci ha tramandato racconti di morte, essa ha saputo tener anche nota di interessanti esempi di rinascita e di amore, come ad esempio:

Anno 1783, Blasi Innocenzo Sposito viene trovato innanzi la porta della grotta di Mattia Mattera alias Lo Russo, a Succhivo;

Anno 1784, Giovanni Sposito viene trovato innanzi la porta della grotta di Mattia Mattera alias Lo Russo, a Succhivo.

2 commenti:

  1. Veramente interessantissimo!

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