Gli alberi della tradizione

Foto tratta dal web

La Natura è meravigliosa ma quasi sempre viene data per scontato, come se fosse un qualcosa che fa parte del pacchetto. Per questo motivo si tende ad ignorare i diversi messaggi che essa invia all’essere umano. Per farlo usa tantissimi modi e non di rado si serve di intermediari quali forze o fenomeni atmosferici, animali, vegetali o… esseri a noi invisibili. Tutto ciò solo per Amore. Essa ci vuole armoniosi e cooperanti all’interno del Creato Manifesto. A volte ci meravigliamo se nelle nostre vite entra un animale; magari ne esce dopo poco lasciando in noi un forte senso di vuoto. Tuttavia, in pochi sono in grado di vedere se dietro questa “esperienza” ci possa essere dell’altro. Spesso i fili che intrecciano queste trame sono così intricati che risulta certamente difficile capire la vera esperienza da fare dietro certi incontri. Magari se ne acquisirà la consapevolezza in futuro o forse no. Dipende da noi. In tempi remoti, ma anche in un vicino passato non ancora del tutto fagocitato dalla tecnologia e dal consumismo, la Natura era tenuta in alta considerazione; soprattutto ad Ischia, da essa dipendeva la vita o la morte di centinaia di nuclei familiari e si rispettavano i suoi tempi senza metterli in discussione. Ma c’erano anche altri segni che lasciavano intendere come la Natura volesse altro da certi luoghi. Ed i contadini esperti e timorosi lo sapevano bene, tanto da lasciarcene testimonianza visibile ancora oggi. Quello di cui parlo sono alberi isolati in mezzo a pezzi di terra, lasciati da anni ed anni al loro destino ma di fatto muti testimoni di un qualcosa che a molti sfugge. Girando per Ischia, vi sarà certamente capitato di notare alberi di una certa grandezza isolati in mezzo a campi coltivati o abbandonati e nelle loro vicinanze nulla di simile; magari nei dintorni troverete case o altro ma essi appaiono isolati e più andate indietro nel tempo grazie ai vostri ricordi, più noterete come essi erano già lì magari 20 o 30 anni prima ma anche di più e così via. Il contadino moderno può vantarsi di non averne fatto legna da ardere per chissà quali motivi ma alla fine accade sempre qualcosa che ritarda la sua “morte”; magari il proprietario del terreno spera sempre di vendere quest’ultimo ma passano anni e nessuno compra e intanto l’albero è sempre al suo posto… In Irlanda, terra di misteri, questo tipo di alberi sono chiamati alberi delle fate e sono tenuti in alta considerazione, non solo dal contadino ma da tutti. L’albero di biancospino è quello più sacro. Ad essi sono legati sciagura e cattiva sorte per colui che decreterà la loro morte. Verità o meno, questi alberi, hanno i loro compiti da svolgere all’interno del contesto in cui operano. In primo luogo, essi appartengo al territorio in cui sono inseriti ed alle loro energie ed hanno il compito di armonizzarle. Questo discorso lo si allarga anche ai mondi invisibili interconnessi con il nostro. Operano come uno scambiatore energetico all’interno del nostro Creato e non è sbagliato considerarle anche come dimore di esseri “invisibili”. Certo, ad Ischia non è presente una tradizione riconducibile al “piccolo popolo” ma certamente molti di voi hanno sentito parlare di alberi isolati, magari da frutto, legati ad un “munaciello”. Tagliarli significa quindi portare disarmonia che spesso si trasforma in un pesante conto da pagare per colui che li abbatte. Noi come abitanti del Creato possiamo entrare in contatto con loro, basta toccarli ed amarli ed essi risponderanno con Amore, donandoci tranquillità, pace ed energie rigenerate. Nulla di più. Ma come riconoscerli? Questi alberi a volte non sono maestosi ma hanno un qualcosa che attira la nostra attenzione; è vero che possono essere di rara bellezza ma, per il contesto isolano, essi appaiono isolati in pezzi di terra e ci viene da chiedere il perché essi sono ancora lì da anni, laddove potrebbe esserci dell’altro. Magari abbatterli potrebbe rendere più agevole la coltivazione del campo. Infondono curiosità e mistero, spesso sono legati a racconti fantastici. Può essere un carrubo, come quello di Succhivo o una quercia come quella di Buonopane oppure un fico come quello di Barano, legato a misteriose storie di munacielli…

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