Il mistero della Robur Club Ischia

Rieccomi nuovamente a scrivere quattro righe su quello che è stato, ma lo è ancora, uno dei temi più caldi affrontato dalla trasmissione Freedom quando, venerdì scorso, mandò in onda un montato riguardante Ischia. Parlo ovviamente dell’affaireRobur Club” e lasciatemi passare il francesismo che, incredibilmente, sembra calzare a pennello. Ma partiamo dall’inizio. Il 13 dicembre scorso, a firma di Giovanni Sasso, compare sulle pagine de “Il Dispari” un articolo vistosamente molto critico riguardante gli argomenti trattati dalla trasmissione Freedom di cui sopra. Lo stesso articolo lo ritroviamo in versione digitale due giorni dopo. Stranamente però, detto articolo, risulta notevolmente modificato. Non me ne voglia il Petrocchi se userò una frase a lui nota: “Armiamoci e partite”!

Premesso ciò, partiamo dal presupposto che il compianto Pietro Ferrandino, nella sua “Storia degli sports isolani”, tenne a precisare che la fondazione della Società Sportiva Robur” non ha data certa; se ne può desumere una in maniera grossolana affidandoci a testimonianze ed articoli di giornale. Quello che rimane certo è che la Società Robur, nasce per volere di noti intellettuali dell’epoca (dirigenti, liberali, intellettuali, liberi pensatori). E così fu anche per le decine e decine di Robur sportive nate agli inizi del XX secolo in tutta Italia. Tutte erano accomunate dallo stesso “imprinting”: “educare le giovani leve (a quelli che erano le idee del tempo) grazie all’unica cosa che le accomunava tutte: lo sport!”.

Appare evidente che, visti i tempi in cui si trovarono ad operare le fiorenti Robur sportive italiane, un nucleo di intellettuali alla base di tutto era mandatorio. E guarda caso esso, per tutte, mostrava sempre gli stessi tratti distintivi. Ritroviamo preti, professori, intellettuali, benestanti. A questo punto non si capisce perché la Robur Ischitana debba essere considerata un “prodotto puramente locale” e non frutto di un movimento filosofico nazionale. Nulla a togliere alla storia dell’Ischia Calcio. Tuttavia, vi invito a documentarvi su quelle che sono le radici delle varie Robur sportive italiane ancora operanti. Ma andiamo avanti nella nostra disamina. Attualmente, che vi piaccia o no, l’unico documento cartaceo riguardante una Robur Club è quello reso noto dal Capuano. Documento, tra l’altro, accompagnato da ricordi di famiglia legati ad un uomo come pochi ne ha visti quest’isola. La parola Robur è chiaramente associata al concetto di Sports-educazione fisica-rafforzamento mente/corpo per la stragrande maggioranza delle Società italiane nate nello stesso periodo. Per Ischia, gli studiosi ricorderanno quanto scritto dal D’Ascia nella sua “storia”: “il nome Ischia derivi da Ischys-robur-forza per la sua fortezza o castello detto Ischyon-forte”. Quale miglior parola per associare così nobili ideali alla nostra terra ed al suo simbolo per eccellenza!

Ritornando a noi, appare evidente poi che Giulio Verne non c’entri nulla con la Robur ischitana; il suo Robur il Conquistatore, dato alle stampe nel 1886, anticipa di quasi venti anni l’uscita di Robur Padrone del Mondo. In questi casi rimane certo, per gli addetti ai lavori, le caratteristiche Rosa-Cruciane del personaggio Robur (le stesse iniziali, tra le altre cose, non lasciano dubbi R.C.) ma questa è un’altra storia. Ricordo anche quando, ben prima che l’Annicelli pubblicasse il suo lavoro inerente al famoso manoscritto massonico (non dimentichiamolo) rinvenuto negli archivi della Biblioteca Antoniana, qualcuno cavalcò l’onda andando in giro spargendo la voce sull’appartenenza di Onofrio Buonocore alla Massoneria!

A questo punto la domanda nasce spontanea e merita doverosa risposta: La Robur Club di Grablovitz era la stessa Robur antenata dell’Ischia Calcio?

I cultori di materie esoteriche ricorderanno certamente il periodo dei “club” nati un po’ ovunque, sul finire del XVIII secolo, lungo la penisola italica ed in special modo nelle provincie meridionali. Club (aggregazioni chiamate esattamente con questo termine) di natura massonica che avevano ideali ben contrastanti con quelli dell’epoca. Fu lo stesso Benedetto Croce, nel ricostruire la nascita del movimento massonico a Napoli nel 1792, a parlare di Club in quella città sorti sul “genere di Marsiglia”. Ed ancora. Tra i tanti che potremmo citare, l’abate calabrese Antonio Jeròcades è la figura che meglio può chiarire il legame massoneria-Clubs. Tra l’altro, l’abate visse per parecchio tempo sulla nostra isola, circondato da importanti figure dell’aristocrazia isolana del tempo, massoni come lui.

Per quanto mi riguarda, che i ragazzi della prima Società sportiva Robur isolana giocassero a pallone o ad altro non esclude certamente il fatto che i dirigenti della stessa Società facessero anche “altro”. Basta una minima analisi dei fatti per capirlo. Può certo essere verosimile il fatto che la Robur di Grablovitz possa essere stata un qualche cosa di diverso. Ciò non toglie che le due realtà potrebbero essere state la stessa cosa e le attività dell’una non interferivano con le attività dell’altra. Ad essere precisi rimane comunque il fatto che alla Robur sportiva è associata la data di fondazione del 1922 come dimostra la lettura delle pagine ufficiali. La data in questione la si ritrova anche in alcune pubblicazioni storiche. Se poi si vuole continuare a far polemica c’è solo da alzare le mani e guardare avanti, ognuno per la propria strada!

2 commenti:

  1. Argomento molto interessante, come la correlazione di Giulio Verne e i suoi racconti ispirati all’ Isola d’Ischia….
    Ma soprattutto il fascino di questa nostra splendida isola che genera su di me..

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