Con l’Associazione Culturale Luce e Verità alla ricerca dell’antica fonte di Buceto ripercorrendo l’antico acquedotto

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Tutti coloro che già conoscono Ischia, non sarà sfuggita la bellezza che, dopo secoli, ancora riesce ad elargire il famoso “Acquedotto d’Ischia o, come chiamato da noi isolani, I Pilastri”. Erroneamente attribuito da molti alla civiltà Romana a causa della sua fattura, l’Acquedotto risale ai tempi del Governatore d’Ischia Don Orazio Tuttavilla che riuscì a vederne completa solo una metà. Il resto venne completato, causa numerose vicissitudini, circa un secolo dopo. Il progetto era ambizioso; trasportare fino a Borgo di Celsa, l’odierna Ischia Ponte, l’acqua di Buceto attraverso un lungo e tortuoso percorso proveniente dalla sorgente ubicata sul lato orientale di Monte Buceto. Oggi, di quest’imponente progetto, non rimane che un tratto di acquedotto a doppio arco disposto trasversalmente alla Provinciale che conduce verso Barano d’Ischia. Complice la bellissima e quasi primaverile giornata quasi trascorsa, organizzammo una piacevole escursione alla ricerca dell’antica fonte d’acqua di Buceto ripercorrendo ciò che rimane dell’antico acquedotto appena accennato ed i resti di condutture successive. Giunti su Via Provinciale Duca degli Abruzzi (in quel di Fiaiano), sulla destra, è possibile trovare la prima fontanina pubblica alimentata dall’acqua di Buceto (oramai chiusa). Siamo a circa una cinquantina di metri dall’inizio di detta strada. Si proseguirà poi sempre lungo detta strada fino a lasciare, sulla propria destra, un maneggio. Poco più avanti, sul lato opposto della strada (che lungo questo tratto prende il nome di Via Vicinale Cretaio), una scalinata in pietra lavica, immersa in una macchia di castagni, ci condurrà fino alle cisterne di decantazione dell’acqua di Buceto. Seguendo queste ultime, infine, si potrebbe anche giungere alla sorgente principale, cosa che oggi ci è riuscita senza intoppi. Tra vallate e sentieri spesso dimenticati, finalmente l’antica fonte ci apparve in tutta la sua bellezza. Non il primo gabbiotto; non il secondo e nemmeno il terzo. Basterebbe seguire le vasche di filtraggio se tutto venisse tenuto pulito e tenuto agibile. Ciò che rimane di un vecchio sentiero, forse di rara bellezza quando venne messo in posa, permette l’intera escursione.

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